l 1° maggio 1976 venne pubblicato uno dei migliori album concettuali della storia del rock. Tales of Mystery and Imagination è un'autentica opera d'arte che ha presentato al mondo The Alan Parsons Project, un'idea creata e guidata da Eric Woolfson e Alan Parsons, quest'ultimo già allora rinomato produttore e ingegnere del suono. La loro popolarità è cresciuta di album in album, grazie a opere essenziali come I Robot, Pyramid, The Turn of a Friendly Card e, in particolare, Eye in the Sky. In undici anni hanno pubblicato dieci album in studio, culminando con l'eccellente Gaudi, nel 1987, creando così una discografia sempre più apprezzata sia dai contemporanei del gruppo sia dalle nuove generazioni che oggi scoprono i loro splendidi dischi.

Tuttavia, solo pochi anni fa è stato pubblicato il primo libro biografico su The Alan Parsons Project. “L’Occhio Nel Cielo”, scritto in italiano dall’esperto Francesco Ferrua, è stato pubblicato nel 2015 e un anno dopo è uscita la traduzione in inglese, “The Eye in the Sky”.

A febbraio di quest’anno, in occasione del cinquantesimo anniversario della creazione dell’APP, questa opera è stata ampliata e aggiornata per una nuova edizione in inglese in formato Kindle, che include una prefazione di Lenny Zakatek, uno dei cantanti più emblematici del gruppo (“Games People Play”, “I Wouldn’t Want to Be Like You”, “One More River” e “Damned If I Do”, tra gli altri).

In questa intervista speciale per Mellotron, abbiamo parlato con Francesco per farci raccontare tutti i dettagli sulla nuova edizione di “The Eye in the Sky”, come ha scoperto la musica del gruppo e com'è stato il processo che lo ha portato a scrivere un libro essenziale per conoscere i segreti di una delle band più importanti e creative della musica popolare.




Come hai scoperto gli Alan Parsons Project? In che anno e con quale album hai avuto il tuo primo contatto con loro?
Mi sono imbattuto per la prima volta nell’Alan Parsons Project nella primavera del 1992, anno in cui compivo 14 anni. Fu un incontro casuale, ma destinato a lasciare un segno indelebile in me. In casa mia si era da sempre ascoltata musica – mio padre suonava anche la chitarra e mio zio è sempre stato un grande appassionato dei Beatles – e devo ammettere che si ascoltava un po’ di tutto, soprattutto registrazioni effettuate su cassetta da passaggi radiofonici negli anni Ottanta, oppure album che mio zio ci duplicava su cassetta. La mia prima vera infatuazione musicale fu proprio per i Beatles, un paio di anni prima. Nel 1992 mio zio stava comprando una di quelle raccolte, tipiche di quegli anni, del meglio della musica internazionale: ogni settimana si comprava un CD in edicola, dedicato ad una specifica band. Ricordo che era intitolata “Il Grande Rock”, edita dalla De Agostini. Mio zio aveva l’abitudine di farmi sempre una copia su musicassetta, in maniera che anche io potessi ascoltare quei CD. Quella grande collezione di album aprì enormemente i miei orizzonti musicali, permettendomi di scoprire molti artisti a me ancora sconosciuti. Tre di questi divennero ben presto i miei principali miti musicali: Vangelis, Andreas Vollenweider e The Alan Parsons Project. Come dicevo, nella primavera del 1992 fu la volta del Project, proposto tramite un CD che non riportava alcun titolo se non il nome della band e i titoli dei brani, ma che in realtà era lo splendido album Tales Of Mystery And Imagination, nella versione del 1987. Al primo ascolto rimasi letteralmente rapito da quelle musiche! Non avevo mai ascoltato nulla di simile prima di allora. Non si trattava soltanto di musica estremamente piacevole, ma aveva una carica evocativa spettacolare, era un vero cinema per la mente, da assaporare ad occhi chiusi. In poco più di 40 minuti, quell’album sapeva condensare una incredibile vastità di stili musicali, amalgamati con abilità sopraffina, e me ne innamorai immediatamente. Poiché quella particolare edizione de “Il Grande Rock” non riportava il titolo dell’album e pertanto nessun riferimento a Edgar Allan Poe, non mi fu immediatamente chiaro dicosa parlassero quei testi. Ma quando poche settimane dopo, nell’antologia scolastica ebbi modo di leggere la poesia Il Corvo di Poe, intuii il nesso con quel meraviglioso album che non riuscivo più a fare a meno di ascoltare in continuazione. Quando mi fu chiaro che quel disco del Project era interamente ispirato al maestro del terrore – di cui proprio in quel periodo stavo iniziando ad appassionarmi – fu come gettare benzina sul fuoco. Mi assalì un desiderio irrefrenabile di sapere di più su quel misterioso Alan Parsons Project, di cui sembrava che nessuno sapesse nulla. Va ricordato che ancora non esisteva internet e le uniche fonti di ricerca erano le biblioteche e le riviste musicali. Mi gettai a capofitto nella ricerca di informazioni, ma più cercavo e più il mistero sembrava infittirsi. Qualche adulto dell’età dei miei genitori sapeva vagamente che il nome di Parsons era collegato ai Pink Floyd – mio zio stesso aveva alcuni album dei Pink Floyd, che ancheio ascoltavo in quello stesso periodo –  ma anche solo reperire qualche piccola informazione sul Project e una discografia non era affatto facile in quegli anni. Figuriamoci quando parlavo del Project con enorme entusiasmo ai miei compagni di scuola: mi guardavano come se fossi stato un alieno!

Per circa un anno quello rimase il mio unico contatto con l’Alan Parsons Project, poi nella primavera del 1993 riuscii ad entrare in possesso di una compilation: ricordo come fosse ieri l’enorme emozione che provai nell’ascoltarla per la prima volta e scoprire con grande stupore come molti brani che avevo avuto modo di ascoltare da bambino in radio o in televisione – e che erano rimasti particolarmente impressi nella mia mente – fossero proprio di quel misterioso Project. The Gold Bug, Eye In The Sky, Mammagamma, Limelight… era incredibile per me come tutti fossero di quella stessa misteriosa band che, però, sembravo conoscere ed amare soltanto io! All’epoca frequentavo il primo anno delle scuole superiori: i miei compagni di scuola mi prendevano addirittura bonariamente in giro per questi miei strani gusti musicali e questa mia smisurata passione, ma io andavo avanti per la mia strada, convinto di aver trovato il mio cammino musicale. Mai all’epoca avrei potuto pensare che un giorno sarei stato proprio io, arrivato a scoprire l’Alan Parsons Project soltanto nel 1992 quando ormai non esisteva nemmeno più in quanto tale, a scrivere il primo libro al mondo sulla band. A proposito: potete immaginare che grande soddisfazione quando – oltre vent’anni più tardi – quei miei stessi compagni di scuola comprarono il mio libro e se lo fecero pure autografare! ;-)
Fortunatamente, come dicevo, in casa mia la musica è sempre stata presente e vista di buon occhio, per cui i miei genitori assecondarono fin da subito il mio entusiasmo e la mia crescente passione, aiutandomi nella ricerca di dischi e informazioni. Abitavamo in un piccolo paese di provincia, ma mio padre faceva il ferroviere e costantemente per lavoro si trovava in grandi città come Genova, Torino, Alessandria o Ventimiglia, dove non mancavano i negozi di musica ben forniti. Nel giro di un anno o poco più riuscii così ad acquistare tutta la discografia – i dieci album, più Freudiana, tutti rigorosamente in vinile – anche se il mistero continuava ad aleggiare attorno a questa fantomatica band.
Poi un giorno del 1995 trovai il CD The Very Best Live edizione USA, nel cui libretto si faceva menzione all’esistenza di una fanzine ufficiale dedicata ad Alan Parsons, battezzata The Avenue, con sede in Canada, curata da un grande fan di nome Steve Martin. Contattai subito The Avenue e finalmente mi si spalancò un mondo meravigliosamente ricco di informazioni e dettagli. Da quel momento non ero più solo nel coltivare questa passione e quando un paio d’anni più tardi internet cominciò ad essere alla portata di tutti, si aprì un orizzonte veramente sterminato.

Quali aspetti della band ti hanno spinto ad ammirarla al punto da scrivere un libro così approfondito? Quali pregi o caratteristiche ritieni che la rendano unica?

In primo luogo è stato sicuramente l’aspetto musicale ad attirare la mia attenzione, e devo ammettere che la casualità di iniziare proprio con un album come Tales è stata una grande fortuna. Non potevo chiedere un battesimo migliore: come già accennavo in precedenza, la potenza cinematica ed evocativa di quel disco non ha pari. Ricordo anche che quello splendido connubio di sonorità acustiche ed (apparentemente) elettroniche mi affascinava moltissimo, con la sua ricca stratificazione sonora che ad ogni ascolto mi permetteva di udire qualcosa di nuovo. La potenza rock, le raffinate melodie, le orchestrazioni sinfoniche, i maestosi cori, certe sonorità assolutamente inusuali, i suoni ambientali come il temporale… tutto condensato in un unico album. Nessuna musica prima di allora aveva saputo infilarsi così sotto pelle e regalarmi vivide immagini mentali. Era come guardare un film stando con gli occhi chiusi. Ancora oggi quel disco ha lo stesso effetto su di me. Quindi, in primo luogo, uno dei pregi del Project è la ricchezza dell’offerta musicale, la vastità sonora proposta, una grande eterogeneità stilistica sapientemente calibrata ed in perfetto equilibrio.
Ma non ho impiegato molto tempo per apprezzare anche un altro aspetto unico dell’Alan Parsons Project, in questo caso molto più legato a Eric Woolfson. Parlo dei testi e dei concept trattati nei vari album, una vastità culturale che spazia da Poe ad Asimov, da Freud a Gaudì, dal passato con l’antico Egitto al futuro con I Robot, passando per le ambiguità e i conflitti dell’era moderna. Il tutto sempre condito da un grande alone di mistero e misticismo, frutto anche di un’attenta veste grafica conferita alle copertine. L’abilità di Eric è stata straordinaria nel saper scrivere testi ambivalenti, con più piani di lettura: uno più propriamente connesso col tema dichiaratamente trattato, l’altro più introspettivo e personale, lasciato aperto all’interpretazione dell’ascoltatore. Parafrasando il testo della sua canzone I Am A Mirror, contenuta in Freudiana, Eric amava definirsi come uno specchio posto dinanzi all’ascoltatore. Se da un lato è inevitabile che le canzoni da lui composte esprimano i suoi sentimenti e parlino in ampia parte di lui e delle sue emozioni, dall’altro lato la grande indeterminatezza dei testi stessi spinge l’ascoltatore a colmare il vuoto con la propria interpretazione. Un perfetto specchio freudiana in grado di restituire un’immagine di noi stessi attraverso le parole dell’autore. Come essere umano sono enormemente debitore ad Eric e alle sue liriche: mi hanno accompagnato per tutta la vita a partire proprio dall’età dell’adolescenza, quando ci si pone un’infinità di domande esistenziali e si ha bisogno di qualcuno a cui confidare le proprie paure, le proprie aspettative, i propri sentimenti. Per me Eric e il Project hanno rappresentato un grande amico sempre al mio fianco, specialmente in quella particolare età dello sviluppo della mia personalità; un confidente in grado forse non di fornirmi molte risposte ma perlomeno – ed è cosa non di poco conto – di farmi sentire che non ero solo nel pormi certe domande e nel provare certi sentimenti. E tra mille incertezze, il messaggio che più traspare dai testi di Eric è una forte e costante iniezione di fiducia e speranza… cavalca l’onda del destino, sali sulla cresta… lo stesso vecchio sole splenderà al mattino. Forse esagererei se dicessi che il Project ha cambiato la mia vita, ma indubbiamente ne ha dettato la traiettoria.
In ultimo, vuoi mettere il gusto sopraffino, l’originalità, la maestria e la grandezza delle performance musicali e canore dei vari straordinari musicisti che si sono prestati a dare sostanza alle visioni di Alan ed Eric? Gli assolo di chitarra di Ian Bairnson, le orchestrazioni di Andrew Powell, i riff di basso di David Paton, i cori di Chris Rainbow, la sfumature soul della voce di Lenny Zakatek, la potenza rock di John Miles o la voce malinconica ed evocativa di Eric Woolfson – solo per citarne alcuni – non sono secondi a nessuno. Si tratta in assoluto di alcuni tra i migliori musicisti e cantanti che la scena musicale contemporanea abbia mai partorito, per di più divinamente impressi su nastro dalle mani d’oro di Alan. La perfezione sonora che caratterizza la musica del Project è unica, con le sue molteplici stratificazioni che si sommano una all’altra senza mai perdere di limpidezza e spazialità nel mixaggio finale. Impossibile chiedere di più!

Come è nata l’idea di scrivere questo libro? L’hai sviluppata in modo indipendente o in collaborazione con una casa editrice?

L’idea è nata in primo luogo da una mia stessa esigenza, ma per anni è rimasto un sogno che non credevo si potesse realizzare. Come ho raccontato, per molto tempo io stesso sono stato alla ricerca di informazioni sulla band e ho faticato moltissimo anche soltanto nel reperire una discografia o qualche dato biografico su Alan ed Eric. Ricordo benissimo che in quel periodo quando entravo in un libreria mi buttavo subito sul reparto arte/musica/spettacolo alla ricerca di un libro che parlasse dell’Alan Parsons Project. Tutte le volte mi sembrava impossibile non trovarne nemmeno uno, poi con l’avvento di internet capii che proprio non ne esistevano. Non soltanto in lingua italiana, nessuno al mondo aveva mai scritto un volume interamente dedicato al Project. A partire dal 1996, grazie a internet, ai primi contatti con altri fan e soprattutto alla fanzine The Avenue (devo moltissimo al suo curatore, Steve Martin), iniziai a raccogliere molto materiale, molte interviste d’epoca e le informazioni si arricchirono notevolmente quando cominciai io stesso a condurre le mie interviste ai vari membri della band, inizialmente per il sito web The Parsons Day (www.theparsonsday.altervista.org) – che fondai nel 1999 assieme ad altri appassionati, proprio con lo scopo di raccogliere informazioni ed offrirle agli altri fan – successivamente per la rivista musicale italiana Nobody’s Land, con la quale iniziai a collaborare alcuni anni più tardi. Scrivere un libro sul Project, quindi, era diventata nel tempo una mia stessa esigenza per mettere finalmente nero su bianco le tante informazioni in mio possesso che potessero una volta per tutte dissolvere le fitte nebbie che per molti altri fan ancora avvolgevano questa singolarissima band – quando mai si era visto un gruppo che, tra le altre singolarità, portava il nome di un produttore discografico, non aveva una formazione fissa e che non si era mai esibito dal vivo? – e il grande stimolo giungeva proprio dalla consapevolezza che nessuno mai si era cimentato in questa impresa.
Probabilmente la scintilla che mi ha fatto capire che avevo le carte in regola e le necessarie informazioni per affrontare la scrittura del primo libro al mondo sull’Alan Parsons Project giunse nel 2014, quando invitai Lenny Zakatek in Italia per un meeting di fan. Per quell’occasione – una giornata tra musica dal vivo, esposizione di materiale da collezione ed interviste, incluse quelle ad Alan e Sally Woolfson tramite collegamenti in diretta via web – avevo preparato una breve introduzione sulla storia del Project e mi ero reso chiaramente conto che la padronanza della materia mi avrebbe permesso di affrontare la sfida con disinvoltura. Ma non avrei sicuramente dedicato mesi e mesi del mio tempo libero senza prima avere la certezza che una volta scritto il libro avrebbe trovato pubblicazione. Così, prima di iniziare a scriverlo, decisi di contattare la più rinomata e storica casa editrice italiana in ambito musicale, la quale nei decenni si era fatta promotrice di moltissimi libri sulle più disparate band: l’editrice Arcana. Il contatto fu più facile del previsto e forte del mio background fatto di interviste e contatti diretti con i principali membri della band, Alan ed eredi Woolfson inclusi, Arcana mi diede subito carta bianca ed un contratto editoriale. Circa sei mesi dopo il libro era pronto e venne pubblicato in lingua italiana nel marzo del 2015.

L’entusiasmo dei fan fu tale che gli appassionati stranieri ne chiesero presto un’edizione in lingua inglese. Arcana, però, pur disponibile a pubblicare anche l’eventuale edizione inglese, non voleva accollarsi alcuna spesa di traduzione, così mi occupai interamente io della questione. Lancia un progetto di crowdfunding che in un mese risultò vincente e mi permise di mettere il libro della sapienti mani di Barbara Mucci, traduttrice professionista di mia fiducia, grazie alla quale avrei potuto offrire il libro anche al pubblico internazionale. La versione inglese uscì nel dicembre nel 2016 e si trattò del primo libro anche in lingua inglese dedicato all’Alan Parsons Project. Purtroppo, però, Arcana non fu in grado di gestire l’edizione inglese con capacità e lungimiranza; fu stampata in edizione limitata ed ebbe unicamente distribuzione diretta sul mercato italiano, senza nemmeno un’edizione digitale. Una vera assurdità per un libro in inglese! Nonostante ciò, i fan stranieri furono disposti a farsi carico delle spese di spedizione internazionali e lo acquistarono attraverso i rivenditori online con sede in Italia: ben presto l’edizione andò esaurita, ma la casa editrice – con un catalogo vasto in continua evoluzione, ma abilità limitate sul solo suolo nazionale – non dimostrò particolare interesse nella ripubblicazione. Così ho aspettato dieci anni – che sarebbero coincisi non soltanto con il termine del mio contratto di edizione con Arcana ma anche con il 50esimo anniversario dell’Alan Parsons Project – per rendere finalmente il libro disponibile in maniera semplice ed immediata ai fan di tutto il mondo attraverso una nuova edizione, ampliata e aggiornata, tramite eBook Kindle. In tutti questi dieci anni non avevo mai smesso di tenere aggiornato il libro e avevo continuato a fare ricerche e approfondimenti sulle varie vicende legate alla storia di Alan ed Eric. Con mio grande orgoglio e soddisfazione, posso dire che la prefazione della nuova edizione del mio libro porta la firma del mitico Lenny Zakatek, col quale vanto un’amicizia ed una stima reciproca ormai più che decennali. La ciliegina sulla torta!

Cosa troverà un fan degli Alan Parsons Project leggendo la tua opera?

Non vorrei peccare di presunzione, ma credo che un fan possa trovare risposta praticamente ad ogni domanda che possa porsi relativamente alle vicende che hanno interessato Alan Parsons ed Eric Woolfson dagli anni Sessanta ad oggi. Il libro è strutturato con un taglio prettamente storico e lo fa attraverso la voce degli stessi protagonisti, grazie a un accurato lavoro di selezione di passaggi di interviste ai vari membri della band. In parte interviste mie, in parte interviste raccolte nei decenni, abbinate alle informazioni provenienti da The Avenue e dai libretti delle varie edizioni dei dischi. Questa certosina ricerca nelle interviste storiche dona autorevolezza a quanto da me scritto, perché la fonte della stragrande maggioranza delle informazioni è la voce degli stessi protagonisti. Il libro non manca di un’analisi critica alle informazioni raccolte: ad esempio, proprio l’inizio prende il via dall’incontro tra Alan ed Eric, dove cerco di definire con precisione le varie fasi del loro incontro mettendo a confronto le diverse fonti disponibili. Una sorta di flashforward, per poi lasciare spazio ad una narrazione cronologica che si sviluppa dalla nascita di Eric fino a tutto il 2025. Ognuno degli undici album (incluso Freudiana) ha un capitolo dedicato, nel quale affronto ogni aspetto, dalla genesi dei brani alle fonti di ispirazione per i testi, dalla scelta dei musicisti alla strumentazione impiegata, dalle grafiche di copertina ai risultati in classifica. La narrazione prosegue analizzando le carriere soliste di Alan ed Eric: il primo con la nascita del Live Project e i nuovi album in studio, il secondo con l’avventura nel mondo teatrale. Ci sono anche due capitoli che affrontano rispettivamente le carriere musicali di Eric e Alan prima del loro incontro: Woolfson quale autore e produttore di canzoni nella Swinging London, Parsons come brillante ingegnere del suono alla corte degli Abbey Road Studios.

Infine, due ricche appendici discografiche completano l’opera. La prima è un’elencazione dei brani da Eric composti o prodotti o arrangiati per altri artisti prima dell’incontro con Alan, la seconda è una raccolta di tutti i titoli discografici (album, singoli, DVD, riedizioni, digital download e altro) che vedono la presenza di Alan, qualsiasi tipo di ruolo egli abbia avuto. Due lavori mastodontici che hanno richiesto una quantità enorme di ore per essere stilati e verificati.
Al di là delle tante vicende storiche narrate e della mole di informazioni raccolte, il libro offre anche un’analisi della natura stessa del Project, delle sue peculiarità e dei ruoli avuti da Alan ed Eric. Illustra l’entusiasmo che ha caratterizzato le prime opere e le difficoltà avute con la Arista Records negli anni successivi, incluso l’album che rimase nel cassetto intitolato The Sicilian Defence. Mette in luce le affinità e gli attriti che si generarono nel tempo tra Parsons e Woolfson, così come le tristi vicende legali che hanno funestato il destino di Freudiana. La genesi del Live Project e la decisione di Eric di intraprendere una nuova strada verso i teatri. Il trasferimento di Alan in America e la prematura scomparsa di Woolfson. Insomma, oltre ai dettagli specifici, credo di aver saputo rendere un quadro complessivo e generale di cosa è stato l’Alan Parsons Project. Nella bellissima prefazione che ha scritto per la nuova edizione del libro, Lenny Zakatek conclude dicendo: “In short, this book is a rare and valuable account of The Alan Parsons Project story”.


Quali sono i tuoi album preferiti del gruppo e quali canzoni considereresti imprescindibili?

Indubbiamente il mio album preferito è Tales Of Mystery And Imagination, nella sua versione del 1987, perché lo ritengo l’album più ricco di sperimentazione, più coraggioso e più autentico. Inoltre, nella scelta influisce indubbiamente anche il fatto che sia stato l’album che mi ha fatto scoprire il Project, l’album dal quale tutto ebbe origine, sia per me che per la stessa band. Medaglia d’argento per The Turn Of A Friendly Card, per il suo incredibile equilibrio tra ricerca sonora e fruibilità, un album estremamente godibile pur offrendo musica per nulla banale e scontata che potrebbe non risultare di facile approccio. Un disco perfetto, però un po’ meno ricco e  completo di Tales in termini di eterogeneità, forse un po’ più ruffiano. Al terzo posto metterei Pyramid, seguito da Eye In The Sky e I Robot. Molto valido anche Eve, che però a mio avviso cede troppo il fianco alla melodia e tra i dischi degli anni Settanta è indubbiamente il più debole, schiacciato anche dal confronto con veri capolavori. Più in generale, diciamo che il periodo che amo maggiormente è quello che arriva fino a Eye In The Sky, un album grandioso che fa da spartiacque tra il prima e il dopo. Successivamente, con Ammonia Avenue e Vulture Culture, il Project ha calcato un po’ troppo la musica pop da classifica, pur sempre mantenendosi su livelli qualitativi altissimi. Stereotomy segna il ritorno alla sperimentazione, anche se adattata alla sua epoca e alle sue tipiche sonorità, ma lo reputo un grandissimo album che andrebbe rivalutato. Bene anche Gaudi, dove tuttavia già si intravede la tendenza evolutiva di Eric verso il mondo dei musical, mentre Freudiana – grazie anche all’ampia quantità di materiale contenuto – è un capolavoro degno del migliore periodo della band.

Relativamente alle canzoni, ce ne sono così tante di imprescindibili che non potrei citarle tutte. Sul podio metto indubbiamente There But For The Grace Of God, per me la perfezione assoluta sotto tutti i unti di vista: musica, testo, esecuzioni, arrangiamento, produzione. Un brano che racchiude l’immensità dell’Alan Parsons Project e la toccante umanità della poetica woolfsoniana. Ma molti altri brani rappresentano, in un modo o nell’altro, per potenza o emotività, la grandezza del Project. Proverò a limitarmi a citarne uno per album: The Raven, Some Other Time, In The Lap Of The Gods, Damned If I Do, The Turn Of A Friendly Card, Eye In The Sky, Ammonia Avenue, The Same Old Sun, Limelight, La Sagrada Familia. Ma avrei anche potuto dire Silence And I, To One in Paradise, Sirius, Pipeline, Old And Wise, The Eagle Will Rise Again, I Don’t Wanna Go Home, The Gold Bug, Urbania, Inside Looking Out, The Fall Of The House Of Usher, Shadow Of A Lonely Man, Nothing Left To Lose e moltissimi altri titoli. La discografia del Project è piena di brani meravigliosi!

Hai intenzione di pubblicare una versione cartacea del libro?

Di mia iniziativa direi di no. Necessiterebbe di avere una distribuzione capillare sul territorio per poter raggiungere comodamente i fan di tutto il mondo. Indubbiamente questo riesce a farlo in maniera snella e semplice l’edizione eBook che ho pubblicato.
Ma se un editore, magari inglese o ancora meglio americano, dimostrasse interesse nel realizzarne una versione cartacea, la cosa mi farebbe indubbiamente piacere. Credo che adeguatamente impaginato, con un ricco apparato iconografico e un look accattivante, il libro potrebbe avere un buon potenziale di vendita. A patto che lo si trovi nelle principali librerie e non ci si limiti ai rivenditori online.

Hai in programma di scrivere altri libri sugli Alan Parsons Project, sui loro album o su qualcuno dei membri della band?

L’Occhio Nel Cielo (The Eye In The Sky nella sua versione inglese) non è il solo libro che ho finora pubblicato sull’Alan Parsons Project. Nel 2019 ho pubblicato un libro in italiano intitolato Sul Viale dell’Ammoniaca, interamente dedicato all’analisi dei testi di tutte le canzoni del Project e alle tematiche trattate nei vari album. Un libro al quale sono particolarmente legato e che sento particolarmente frutto di un lavoro interiore che ho compiuto su me stesso. In un certo senso, scavare a fondo nella personalità di Eric Woolfson attraverso l’analisi dei sui testi è stato come guardare dentro me stesso. Ancora una volta, la metafora dello specchio è assolutamente valida.

Sul Viale dell’Ammoniaca presenta anche tutti i testi delle canzoni dei dieci album del Project, in lingua originale inglese e affiancati dalle mie traduzioni in italiano, in maniera da offrire al lettore la base sulla quale poter condurre le proprie osservazioni e giudicare se le mie analisi sono condivisibili o meno. Ancora una volta, lo sforzo per portare a termine questo libro è stato notevole, uno sforzo compiuto totalmente da solo in quanto il libro è stato autopubblicato attraverso Amazon KDP. Uno sforzo non soltanto in termini di traduzione, analisi e scrittura, ma anche prettamente pratici: per poter sfruttare i testi delle canzoni ho dovute stipulare un contratto con l’editrice che ne gestisce i diritti, passando attraverso una lunga serie di contatti che sono partiti da Sally Woolfson per giungere alla Hal Leonard passando attraverso la Universal Music in California e la Sony Music in Italia.
In sostanza, i due libri L’Occhio Nel Cielo e Sul Viale dell’Ammoniaca si completano a vicenda, perché in ognuno è contenuto un po’ dell’altro, ma mentre il primo narra prevalentemente le vicende storiche (e nel farlo non manca di addentrarsi un po’ nelle tematiche affrontate nei vari album), il secondo è prettamente un’analisi dei temi trattati dai testi e dei vari concept unitari (ma nel farlo non manca di tracciare per sommi capi la storia del Project). Insomma, per avere un quadro del Project veramente a 360 gradi bisognerebbe leggerli entrambi, per questo motivo mi piacerebbe prima o poi pubblicare una versione inglese anche di Sul Viale dell’Ammoniaca, in maniera da renderlo disponibile anche ai lettori non italiani.
Onestamente, non credo che ci sia molto altro da scrivere sull’Alan Parsons Project. Quello che forse manca sul mercato è un libro dal taglio prettamente tecnico e musicale che analizzi la musica, ma oltre a non avere io le capacità specifiche per poter scrivere di tali argomenti, credo anche che il risultato sarebbe di scarso interesse al vasto pubblico, troppo mirato agli addetti ai lavori, ai tecnici di studio e ai musicisti. Pertanto, non credo che mi metterò a scrivere nuovo materiale sul Project, perlomeno non un nuovo libro. Ma sicuramente continuerò negli anni che verranno a tenere aggiornato il sito web The Parsons Day (www.theparsonsday.altervista.org), a promuovere la musica del Project sul relativo gruppo Facebook (https://www.facebook.com/groups/216983918425865/) e a parlarne di tanto in tanto sulle pagine della rinomata rivista musicale Prog Italia, con la quale collaboro, attraverso speciali o interviste.

Come possono procurarsi il libro coloro che sono interessati a leggerlo?

Nella sua nuovissima edizione ampliata e aggiornata, pubblicata lo scorso 5 febbraio, il libro è disponibile come eBook Kindle sui molteplici marketplace Amazon. Questo è l’indirizzo .com, ma il libro è reperibile anche sugli altri principali domini Amazon: https://www.amazon.com/ALAN-PARSONS-PROJECT-EXPANDED-Foreword-ebook/dp/B0GLQ2GCF7/

Vi ricordo che per visualizzare il formato Kindle è semplicemente necessario scarica l’app gratuita, installabile su qualsiasi tipo di dispositivo, computer, smartphone o tablet. Se siete curiosi, all’indirizzo indicato potete leggere gratuitamente un estratto del libro, incluse le parole di prefazione firmate da Lenny Zakatek. Auguro a tutti una piacevole ed entusiasmante lettura. Lunga vita all’Alan Parsons Project!